Vitalizio si, vitalizio no, vitalizio forse.

La Camera dei Deputati ha approvato ieri  la proposta dell’on. Richetti (PD) destinata ad abolire i vitalizi per i parlamentari, o meglio modificare,  attraverso il ricalcolo delle pensioni con il sistema contributivo.

A caratterizzare questa prima approvazione (il testo passa ora al Senato) è stato il botta e risposta tra il PD ed il M5S  circa la paternità del provvedimento: sembra che tutto ciò che si fa, poco per la verità, abbia soprattutto valenza elettorale piuttosto che valenza per le tasche dei cittadini; sia chi sia ad aver presentato il provvedimento, ciò che conta è la votazione finale, alla quale tutti dovrebbero partecipare, con spirito bi partisan come usa dirsi oggi, per cancellare un privilegio veramente insopportabile di questi tempi di ristrettezze per i cittadini.
Cosa cambia?
Il testo del disegno di legge prevede che i parlamentari potranno continuare ad accedere alla pensione con 65 anni di età, senza l’applicazione dell’adeguamento alla speranza di vita calcolato dall’Istat: è ciò che fa slittare in avanti l’età pensionabile dei comuni mortali.

Una novità sarebbe l’eliminazione della possibilità di anticipare l’età pensionabile di 1 anno per ogni mandato per un massimo di 5 anni, fatto che oggi permette ai parlamentari con almeno 5 mandati di accedere alla pensione a 60 anni.

Sarebbe altresì confermato il requisito contributivo attuale, per il quale occorre, per ottenere il vitalizio, mantenere la carica per una legislatura, ovvero almeno 4 anni, 6 mesi e 1 giorno.
Il clou della proposta è quello che prevede il ricalcolo dei vitalizi dei parlamentari che hanno già cessato il servizio su base contributiva; il precedente sistema retributivo garantiva un vitalizio molto elevato a fronte di pochi contributi versati nel periodo, che poteva anche essere di un solo giorno.

La proposta Richetti prevede per questi vitalizi il ricalcolo interamente con il sistema contributivo per le anzianità maturate prima del 2012 per coloro che già percepiscono la pensione e per coloro che ancora devono accedervi per questioni anagrafiche.

Un piccolo passo per avvicinare il popolo alle Istituzioni?

Si, ma c’è un però: e i diritti acquisiti?

Sarà un termine fastidioso ma la Giustizia Amministrativa, negli anni, ha sempre salvaguardato tale principio, ritenendo che ciò che è stato acquisito nel passato, in forza di legge vigente nel periodo, non possa essere cancellato con un colpo di spugna: insomma chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto.

Aspettiamo gli eventi, che ritengo saranno burrascosi e densi di ricorsi; intanto, se la riforma viene approvata, per il futuro ci sarà un pò più di equità….ne abbiamo tanto bisogno.

 

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