25 Novembre – Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne

La violenza contro le donne è, in un’epoca nella quale ragione ed intelletto dovrebbero essere un dato acquisito ed utilizzato in ogni manifestazione umana, un’enorme contraddizione irrisolta e scarsamente combattuta.
Ad ogni ricorrenza della natività si celebra la maternità di Maria che darà alla luce il Figlio di Dio, ad ogni celebrazione pasquale si celebra la Madre di Cristo accasciata ai piedi della Croce, ogni nascita di un bimbo è la celebrazione di un grembo materno che, spesso con dolore e fatica e talvolta con l’estremo sacrificio, dona la vita, ogni morte di una madre causa dolore e rimpianti, ogni figlio, nel vedere che la propria madre si spegne per sempre, ritorna con la mente ai momenti della sua giovinezza, ai richiami, agli insegnamenti che da lei riceveva e rimpiange, tutti e nessuno escluso, di non aver fatto abbastanza, di non aver fatto di più, di non aver ascoltato, di non aver regalato più tempo.
Ecco, la madre, la donna, è il fulcro della nostra vita, a prescindere anche dal credo e dalle convinzioni personali, è quella presenza che ha fatto si che, nel bene e nel male, ognuno di noi sia quello che è oggi. Nessuno ha sentimenti di odio per la madre, a lei in ogni caso, anche nelle incomprensioni, è dedicato il rispetto e più in vita vi sono stati scontri e dialettiche vivaci più, in morte, il bisogno di lei, il vuoto che ha lasciato, la necessità di potersi ancora una volta consigliare con lei lasciano un amaro in bocca che non si può cancellare.
Allora viene da chiedersi perché, oggi, continuiamo ad assistere a fatti di violenza che appaiono veramente incomprensibili.
Si badi bene, non è violenza solo quella sessuale, lo sfogo di una bestia verso un suo simile che ha solo meno possibilità di difesa, è violenza l’ingiuria gratuita, il dileggio, la prevaricazione sul posto di lavoro, la presentazione della donna come un mero oggetto, la vendetta, quella che va di moda oggi, con il revenge porn, la pubblicazione sulla rete di filmati intimi da parte dell’ex di turno che, sprovvisto di attributi, si vendica così per la fine di una relazione nella quale, pare evidente, deve pur avere qualche responsabilità.
E’ di oggi la polemica di quella ragazza ripetutamente a Milano: ancora qualcuno, anche alcuni che fanno opinione, affermano si, lui ha sbagliato e deve pagare, ma lei, ma le ragazze, non dovevano andare (ad una festa alla quale partecipano da anni), cosa potevano aspettarsi, cosa credevano. Si sa che quelle feste sono così.
Ecco, la violenza, quella più subdola, quella che comunque accredita la vittima di una parte della responsabilità e l’uomo di una sorta di incapacità di controllarsi poiché provocato. Allora bandite le gonne, bandite i pantaloni stretti, allora bandite sorrisi e sguardi, allora chiudiamole in casa queste donne che, come nei tempi passati, le si indicava come provocatrici del demonio!

Che tristezza, ogni 25 novembre, mendicare rispetto, chiedere di poter vivere in pace e con sicurezza, al di là delle frasi di circostanza, delle rose e dei simboli. Mendicare la vita come un animale randagio.
Che si faccia in modo di essere severi non solo con le leggi, quelle ci sono e si possono applicare purché lo si faccia senza pregiudizi, ma anche con i giovani, con gli uomini che con noi vivono e lavorano, si insegni e si pretenda rispetto: se ognuna di noi avrà la forza di insegnare e di opporsi ai modi di dire, agli sguaiati commenti, agli ammiccamenti irriverenti, avrà contribuito alla liberazione della donna non solo nelle parole ma anche nei fatti.

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